Domande frequenti

A CHE ETA’ LA PRIMA VISITA DAL DENTISTA?
Generalmente tra i 3 e i 4 anni. La prima visita, inoltre, dovrebbe essere solo conoscitiva per permettere al bambino di prendere contatto con una nuova realtà e stabilire un rapporto di confidenza con il medico, il personale e l’ambiente in genere. In caso contrario, il bambino assocerà, anche in seguito, il dentista e lo studio dentistico a una situazione di dolore e questo ricordo potrebbe perdurare anche in età adulta.
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QUAL’E’ IL MOMENTO MIGLIORE PER UN EVENTUALE TRATTAMENTO DI ORTODONZIA NEL BAMBINO?
Dipende da gravità e tipo di malocclusione.
Si tendono a trattare già dai 4-5 anni quelle malocclusioni con una componente scheletrica tale da potersi solo aggravare con la crescita (ortodonzia intercettiva) mentre in altre situazioni si interviene a 6-8 anni o addirittura a termine permuta dei denti da latte.
Non essendoci un unico momento giusto si consiglia una visita dall’ortodontista a partire dai 4 anni soprattutto se si notano asimmetrie o disarmonie nel profilo del bambino. In caso contrario è comunque opportuna una visita quando inizia la sostituzione dei denti da latte, soprattutto se quelli permanenti dovessero crescere storti.
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COME POSSO PROTEGGERE I DENTI DEL MIO BAMBINO?
Corrette abitudini alimentari (in particolare limitare gli zuccheri soprattutto prima di addormentarsi…); adeguata igiene orale non appena spuntano i primi dentini; somministrazione di fluoro eventualmente concordata con il dentista; sigillatura dei solchi dei molari permanenti non appena erotti (tra i 6-7 anni).
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CHE DIFFERENZE CI SONO TRA IGIENE DENTALE E SBIANCAMENTO?
L’igiene dentale professionale permette di ripulire i denti da placca, tartaro e macchie provenienti da agenti esterni come caffè, thè e fumo (macchie estrinseche). Lo sbiancamento dentale, viceversa, agisce sulla struttura interna dello smalto eliminando pigmentazioni di origine intrinseca che possono essere genetiche, farmacologiche o da invecchiamento.
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QUALI DIFFERENZE TRA SBIANCAMENTO DOMICILIARE E SBIANCAMENTO PROFESSIONALE?
Lo sbiancamento professionale è quello utilizzato dal dentista nel proprio studio; lo sbiancamento domiciliare è quello effettuato a casa mediante l’utilizzo di mascherine individuali comunque confezionate dal dentista. Non prendiamo neanche in considerazione i  metodi sbiancanti presenti comunemente nel commercio libero.
Nella nostra esperienza clinica il trattamento domiciliare pare dare mediamente risultati migliori: pur utilizzando per legge concentrazioni di sbiancante minori, permette di modificare la durata dello sbiancamento in base alle esigenze del paziente e alle caratteristiche della dentatura, riduce la possibilità di effetti collaterali (ipersensibilità dentinale) ed è facilmente ripetibile nel tempo in quanto il paziente può conservare le mascherine.
Lo sbiancamento professionale, utilizzando concentrazioni superiori, dà un risultato immediato ma spesso meno esaltante.
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COS’E’ LA SENSIBILITA’ DENTINALE?
E’ un fenomeno che si riscontra soprattutto negli adulti in genere associato ad un ritiro delle gengive. La radice esposta, infatti, va facilmente incontro a erosione per l’azione dello spazzolino o di agenti chimici di varia natura. Si aprono in questo modo migliaia di tubuli che sono in grado di condurre al nervo stimoli termici e tattili che evocano fastidio e/o dolore.
La terapia può essere di controllo della causa (esistono efficaci desensibilizzanti da applicare, dentifrici ad azione protettiva, laser….) o di tipo correttivo (chirurgia gengivale a ricopertura della radice o restauro conservativo della radice stessa con sigillo dei tubuli).
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COME POSSO RIDURRE IL RISCHIO DI CARIE?
E’ necessario attenersi a scrupolose regole di prevenzione.
Effettuare una scrupolosa igiene orale che preveda di spazzolare i denti dopo ogni pasto per almeno due minuti e passare il filo interdentale o lo scovolino almeno la sera.
Non consumare bevande o cibi zuccherati lontano dai pasti: gli zuccheri sono il principale nutrimento dei batteri della carie e, se non prontamente eliminati, ne favoriscono l’azione.
Sottoporsi a regolari visite dentistiche anche se non si avvertono particolari disturbi.
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QUANDO SI PUO’ PARLARE DI GENGIVITE?
La gengivite è un’infiammazione della gengiva, ovvero della porzione superficiale dei tessuti di sostegno del dente, che si manifesta con sanguinamento allo spazzolamento e, in alcuni casi, dolore. La causa principale è la presenza di placca che deve essere opportunamente rimossa.
Una gengivite trascurata può diffondersi nei tessuti più profondi fino all’osso determinando una malattia parodontale o parodontite o piorrea.
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QUALI SONO LE CAUSE DELLA PARODONTITE?
La parodontite è una patologia multifattoriale che per manifestarsi richiede la presenza di: placca batterica che funge da substrato per la formazione di colonie batteriche; selezione di particolari ceppi batterici; risposta immunitaria alterata a causa di una predisposizione genetica. La malattia parodontale è una patologia ad elevata familiarità.
Il fumo e malattie sistemiche come il diabete non ne sono causa ma risultano essere  fattore aggravante nell’evoluzione della malattia.
Negli ultimi anni si è trovata stretta correlazione tra parodontite e: stress/depressione, farmaci immunosopressori e antidepressivi, gravidanza, bruxismo.
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COS’E’ L’IMPLANTOLOGIA?
E’ la branca dell’odontoiatria che utilizza gli impianti dentali per sostituire i denti perduti. Si possono riabilitare casi semplici con un solo elemento mancante fino ai casi più complessi di edentulismo totale.
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QUANTO DURA UN INTEVENTO DI IMPLANTOLOGIA? AVRO’ MALE?
L’impianto singolo viene inserito in anestesia locale in 15-20 minuti senza alcun dolore. Nelle ore e nei giorni successivi si può avvertire tutt’al più un leggero indolenzimento. Esistono purtroppo troppi pregiudizi legati ad esperienze di amici o parenti che hanno subito interventi dolorosissimi durati ore: non è certo questo lo standard attuale in implantologia.
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SONO STANCO DI UTILIZZARE LA PASTA ADESIVA PER LA DENTIERA: COSA POSSO FARE?
Purtroppo l’effetto della pasta adesiva dura solo qualche ora e deve essere riapplicata più volte nel corso della giornata. Oggi si può stabilizzare in modo definitivo una protesi “ballerina” con l’utilizzo di un numero limitato di impianti.
Gli attuali protocolli protesici permettono addirittura di trasformare una protesi mobile in una protesi fissa a supporto implantare ricorrendo ad un numero di 4-6 impianti per arcata.
La mancanza di osso non è sempre motivo per non poter ricorrere agli impianti: le tecniche chirurgiche a disposizione ci consentono quasi sempre di rigenerare nuovo osso dove occorre.
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HO UNA PROTESI MOBILE MA NON RIESCO A SOPPORTARE IL PALATO INGOMBRANTE:COSA POSSO FARE?
La soluzione ancora una volta è una protesi a supporto impiantare che permette di avere una protesi molto stabile senza bisogno di estendersi al palato.
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